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venerdì 12 aprile 2013

Tipologie di utenti di Facebook

Di post di questo genere, sul web, se ne trovano a bizzeffe, ma ho comunque deciso di stilare la mia personalissima lista, consapevole di essere io stessa un perfetto mix tra tutte (o quasi) le categorie che sto per elencarvi. Che nessuno se la prenda, per cortesia, dato che abbiamo già tanti problemi e forse l'ironia è l'unica nostra ancora di salvezza. Vi ho già ammorbati, lo so, ma era necessaria questa breve premessa.

Tipologie di utenti di Facebook: 


1. Il paranoico/vendicativo: è colui, ma molto più sovente colei, che pensa che il mondo trami alle sue spalle, che posta in continuazione stati in cui allude a gente che non ha meglio di fare che gossip sulla sua vita sentimentale, che ha amici voltagabbana e che promette vendetta. Spesso pensa che stati altrui scritti del tutto ingenuamente siano rivolti a lui/lei. Consiglio: la vendetta è un piatto che...va spaccato in faccia. Quindi, se davvero qualcuno ti fa girare le palle, meno parole e più fatti. 

2. Il sindacalista: si indigna per la qualsivoglia, ogni pretesto è buono per promettere una lotta di classe, una rivoluzione. Ovviamente è un grillino, chevvelodicoaffare. Consiglio: andare a lavorare no, eh? 

3. L'animalista: simile al 2, questi però è disinteressato al genere umano, si occupa solo ed esclusivamente di giapponesi che pescano le balene, di cagnolini aperti per testare cosmetici e polli con una vita straziante. Consiglio: se siete sovrappeso, la vista della sua bacheca ad ore pasti vi farà passare l'appetito e riuscirete finalmente a raggiungere il vostro peso-forma! 

4. Il viaggiatore/il re della festa: i primi scrivono uno stato solo se si trovano in qualche parte del mondo che li renderà invidiati da tutti (un grande classico: greetings from San Francisco). Tra l'altro viene da domandarsi come riescano ad essere delle trottole, dato che voi sapete benissimo che non lavorano. I secondi ci aggiornano sulla loro vita solo se sono/sono stati ad un party, si sono ovviamente ubriacati come delle merde e sono finiti al letto con qualche squinzia/uomo muscoloso e depilato. Anch'essi, nella maggior parte dei casi, non lavorano. Consiglio: sbuuuuffff. Noiosoni. 

5. Il pierre: avete già capito. Vi spamma di inviti ad eventi a cui mai mettereste piede, nemmeno con una pistola puntata alla tempia. Consiglio: bloccatelo e amen. 

6. Il fotografo mancato: usa lo smartphone di ultima generazione o la reflex regalata dal papi per autoscatti in bagno (mediamente uno all'ora), foto alla punta delle scarpe, mani alzate al cielo o per composizioni artistiche quali bottiglie vuote, posaceneri, evidenziatori sparsi. Le foto sono generalmente accompagnate da una frase di qualche canzone, ovviamente non proprio d'autore. Consiglio: no, vabbè, so' gggiovani, je passerà. Se invece il vostro amico ha 40 anni diteje d'annà a fanculo. 

7. L'educatissimo: siccome ha fatto le Alte Scuole in Svizzera, non mancherà, puntuale come un orologio, svizzero, per l'appunto, di salutarvi appena si sveglia, di augurarvi buon appetito alle ore dei pasti, buon pomeriggio all'ora del tè e di salutare l'intero popolo di Facebook prima di andare a letto. Consiglio: più che un consiglio è un'esclamazione: ah, la vita sociale, questa sconosciuta! 

8. Il depresso/ l'esaltato: fastidiosi allo stesso modo, l'uno utilizza i social come sfogo per la sua vita a dir poco schifosa, ci informa delle sue sfighe, del suo pessimo umore, degli amori non corrisposti, dei colleghi stronzi, e lo fa una volta al minuto; l'altro invece di quanto è bello il mondo, della sua felicità con cui spera di contagiare tutti, della serenità trovata in Dio. Consiglio: mettere la testa in forno e date gas. Se avete paura di far saltare in aria la palazzina, impiccatevi. 

9. Lo sportivo: è un tifoso sfegatato di una squadra di calcio e non perderà occasione di farvelo sapere. Vi farà la telecronaca di ogni partita e metterà un sacco di vocali, maiuscole, per esultare al pc. Nella maggior parte dei casi è juventino. Consiglio: la metà dell'energia che metti nel calcio mettila per trovarti un hobby, e la vita, all'improvviso, ti sembrerà migliore. 

9. Lo schizzinoso: lui può fare ciò che vuole, ma gli altri no. Gli danno fastidio tutti: non ha capito gli hashtag e odia chi li usa, non ha Instagram e odia chi lo usa, non ha Twitter e non capisce che i social possono essere collegati tra di loro, non sa le lingue e odia chi scrive in un'altra lingua, non fa niente se quest'ultimo vive all'estero...potrei andare avanti così per ora. Consiglio: se ti arrabbi tanto presto ti prenderà un colpo. Rilassati. 

10. Il comico/ il comico triste: il comico è fan di "Link divertenti", l'"Omino biscottino", "Ridi che ti passa" e altre pagine del genere e posta a ritmi imbarazzanti link che farebbero passare la voglia di vivere a chiunque. Ma l'italiano medio si piega a leggere 'sta roba. Vabbè. Diventa triste nel momento in cui ci informa che nonostante pubblichi queste cagate a detta sua esilaranti, solo lui conosce il dolore che si porta dentro, il mondo non capisce che tutte queste ghignate sono solo una maschera. Cucciolo, va. Consiglio: "Tagliate loro la testa, per Dio!"

sabato 17 novembre 2012

Segreti e stimoli

"Se la tv è un narcotico, il blog può essere un ipnotico potentissimo, siamo rinchiusi nelle nostre casette e non facciamo nulla." 
[Daniele Luttazzi]


Trovo questa frase mentre cerco nel web ispirazioni per il laboratorio di blog che devo tenere in questo e il prossimo fine settimana.Così inizio a riflettere sul significato che io attribuisco al mio blog. Amélie Nothomb ha detto: "In quest'epoca in cui anche la più insignificante delle adolescenti esibisce il suo blog, non c'è nulla di più desiderabile di questo: un segreto".

Beh, intanto il mio blog (e fa già 4 volte che ripeto la stessa parola!) l'ho aperto alla bella età di 25 anni, in cui l'adolescenza è finita da un pezzo. 

Sull'insignificanza posso anche darle ragione, non scrivo certo di argomenti culturalmente elevatissimi, ma che cos'è un blog se non una sorta di diario on-line? Che cos'è un blog se non una valvola di sfogo come tante altre, che però non rimane chiusa in un cassetto su fogli ingialliti come una poesia, o attorcigliata alle lenzuola come biancheria intima levata alla svelta, o tra le quattro mura bianco sporco di una palestra in cui andiamo a tirare calci. E' uno sfogo che diventa alla portata di tutti, come una canzone, un quadro, una forma d'arte. E sappiamo bene che l'arte non è percepita da tutti allo stesso modo, né nel farla, né nel fruirla. "L'arte è un pensiero che esce dal corpo, né più e né meno come lo sterco" [Zen Circus]. (Avrete intuito che per argomentare i miei incasinatissimi pensieri ho bisogno di appoggiarmi a destra e a manca citando persone che esprimono le proprie idee meglio di me).  

Questa roba possiamo chiamarla esibizionismo? Mah, volendo sì. Però io non riesco a trovare un'accezione negativa a questo termine. Metà del mondo ama essere guardata e l'altra metà guarda. Si fa del male a qualcuno? No. Credo di aver già parlato di questo argomento in qualche post, ma mi sono accorta che i miei tag fanno schifo nel momento in cui volevo cercarlo per autocitarmi (che è un po' come masturbarsi in pubblico, me ne rendo conto).

In ogni caso, tutto questo non significa che io non abbia dei segreti, figuriamoci. Ne ho, ne ho tantissimi. Non è certo leggendo il blog di qualcuno che posso dire di conoscerlo. Anzi, in questo mondo in cui è così facile avere dei rapporti virtuali, telematici, raccogliere informazioni su qualcuno attraverso i social media, crearsi una visione distorta delle persone, non c'è nulla di meglio che conoscersi davvero. In fondo su Instagram mettiamo solo il nostro profilo migliore, su Facebook scriviamo solo i nostri pensieri più intelligenti, su Twitter "cinguettiamo" solo a proposito delle cose più interessanti che facciamo. Ma le persone sono anche altro, per fortuna. Sono facce stanche dopo una giornata di lavoro, pensieri scoordinati dopo un paio di bicchieri di vino, telefonate inutili durante serate da pensionati passate sul divano perché in città non c'è niente da fare. 


Per tornare al buon Luttazzi, non mi sembra affatto che il blog sia un ipnotico, un sedativo. Io sinceramente non mi sono mai sentita tanto sveglia, desiderosa di dire la mia, di uscire per il mondo a vedere cosa c'è di cui parlare. E anche quando leggo i blog di altri, così come un giornale, o un libro, non mi accontento di aver sentito l'opinione di qualcuno, mi attivo per costruire la mia. Quindi no, caro Daniele, i blog non sono affatto degli ipnotici, semmai degli stimolanti.

Segreti e Stimoli. Sono due bellissime parole, due bellissimi concetti, che mi fanno tra l'altro pensare a quando ci si innamora di qualcuno. La voglia di avere dei segreti, qualcosa da proteggere dal resto del mondo, e di ricevere degli stimoli, di "contaminarsi" vicendevolmente. Stucchevole, vero? Sì, infatti. E' solo che non sapevo come concludere questo post. 







sabato 20 ottobre 2012

Nessuno mi può giudicare


Ultimamente pare che io abbia la faccia di una che sa fare benissimo un sacco di cose. Forse perchè son cessa, e allora uno dice “Vabè, figa non è, sarà almeno brava!”. Può essere. Fatto sta che essere ritenuti bravi in qualcosa crea delle notevoli ansie da prestazione, soprattutto quando tu sei pienamente conscio del fatto che quella cosa NON la sai fare. Vi ho confusi col delirio come al solito?

Ciò che intendevo dire è che è molto interessante osservare come le persone si facciano un’idea di te sulla base di non si sa bene cosa. Non mi sto lamentando, eh. Per intenderci, non mi ridurrò mai come quei decerebrati che come status su Facebook ritengono opportuno scrivere “Certa gente dovrebbe guardare se’ stessa prima di giudicare gli altri! Il giudizio degli altri per me non conta nulla, criticatemi pure, io rido!”. Ecco, no, grazie che me l’hai detto perchè mi veniva il dubbio che stessi rosicando. Quando a me delle cose non frega un cazzo io non ci penso proprio, figurati se ci scrivo uno status di Facebook, sai com’è.

Cosa stavo dicendo? Ah, sì. Le idee che gli altri si fanno di me. Ecco, dicevo, non mi sto lamentando perchè in realtà la gente su di me si fa dei bellissimi film. Le cose più assurde che la gente ha detto di me ultimamente sono:

“Hai veramente un ottimo gusto nel vestire!” Vorrei far presente a chi non mi conosce che io mi vesto solo ed esclusivamente con capi a tinta unita, preferibilmente il nero o se proprio sono allegra il grigio, e ho acquistato tutto ciò che c’è nel mio armadio (o meglio, sulla poltrona che utilizzo con tale funzione) su una bancarella del mercato o presso un cinese che non emette nemmeno mezzo scontrino però mi regala il “tacapanna”, ossia la gruccia.

“Avrai perso almeno dieci chili dall’ultima volta che ti ho vista!” Anch’io lo credevo. E invece no gioia, ne ho persi solo 4. SOLO 4. E per farlo mi sono nutrita di gallette di mais e bolle di azoto, nulla di più. E ho corso come una dannata, cosa che è difficile per tutti, figuriamoci se hai un culo pesantissimo da portarti dietro e lo sport più faticoso mai fatto in vita tua è stato il sollevamento del barattolo di Nutella.

“Sei una persona che ispira molta fiducia. Ti do la responsabilità di questo, questo e quello.” Ma anche no. Intanto ho sempre settemila cose da fare e quando non ho da fare godo del mio tempo libero, non sono come quelle persone che hanno la necessità di riempire ogni buco! (largo ai doppi sensi!). E poi sono distratta, tutte le persone che conosco hanno almeno un oggetto di mia proprietà in casa loro perchè dimentico sempre tutto. Sul dizionario alla voce “procrastinazione” c’è una mia descrizione (la foto no, perchè dissi che l’avrei mandata domani). In ultimo, io sono nata scazzata, non voglio essere responsabile di niente e nessuno, se potessi guadagnare stando seduta a grattarmi la passera lo farei (perdonate la scurrilità).

“Sarai piena di uomini che ti girano intorno!” Questa è l’apoteosi delle minchiate improbabili che la gente è disposta a pronunziare pur di sentirsi raccontare dettagli piccanti sulla tua vita intima. Tesoro, non c’è niente da sapere. Ho una vita sessuale intensa come quella di Rosy Bindi, credimi che se ci fosse trippa per gatti non sarei nemmeno qui a parlare con te.

“Tu sei bravissima a scrivere, vieni a fare un corso di blog!” Ecco, è un po’ come a chiedere ad Enzo Miccio di tenere una lectio magistralis di machismo e virilità. Ho reso l’idea?

In pratica, mettendo insieme tutte queste belle idee del cazzo, io sarei una ragazza stilosa, in buona forma fisica, affidabile, con una vita sessuale soddisfacente e, last but not least, una blogger di successo. Certo. L’importante è crederci.

mercoledì 1 agosto 2012

Facebookmonamour

Cari membri, visitatori occasionali, blogger, amici che digitate parole a caso sulle barre di ricerca...

so che non aspettavate altro: la pagina Facebook di Hairagioneanchetu!

https://www.facebook.com/hairagioneanchetu

Se vi piace mettete "mi piace", se non vi piace provate a farvelo piacere e se proprio non vi piace amen.

C'è anche il profilo Facebook: https://www.facebook.com/hairagione.anchetu.3 Facciamoci amici!

sabato 28 luglio 2012

La regina del social network detta legge

Lo so, parlo sempre delle stesse cose. Eh vabè, se vi annoiate non leggetemi più, ciao. E' che i social network sono una fonte inesauribile di spunti per le mie cazzate.

Secondo me occorre una social-regolamentazione. Qualcuno dovrebbe scrivere una normativa per la gestione di Facebook, ad esempio. Ecco, forse Zuckerberg non è proprio la persona più indicata, visto che ha inventato il diario e ha mischiato la mail e la chat. So che tutti state fremendo. Ok, dai, lo scrivo io.

REGOLE PER GESTIRE OTTIMAMENTE IL VOSTRO FACEBOOK SENZA FARMI INCAZZARE COME UN'APE.

1) Alla voce "su di me" nelle informazioni generali è severamente vietato scrivere "nemmeno una nuvola". Se sei una persona così triste da citare Pupo forse è il caso che tu vada in analisi, anzichè affidare i tuoi inquietanti pensieri ad una bacheca pubblica.

2) Alla voce "datore di lavoro" nelle informazioni sull'attività lavorativa è severamente scrivere "me stesso". Pena la fustigazione in pubblica bacheca (tutti possono scriverti: "capra!capra!capra!"). La pena è aumentata nel caso in cui tu non sia un imprenditore, ma uno schiavo.

2bis) Non ci crede nessuno che lavori per la C.I.A., l'F.B.I., la mafia o una casa di produzione di film porno. Piuttosto scrivi "sono disoccupato, ecco perchè passo la giornata a inventare mestieri nuovi per Facebook". L'onestà paga sempre, mio caro utente.

3) Potete inviare al massimo 2 inviti per i giochi. Al secondo rifiuto, per cortesia, famo a capisse. So che forse tu hai una vita da sprecare per far scoppiare tutte le palline di Puzzle Bubble o raccattare tutti i diamanti di non so quale cazzo di gioco con i diamanti, o peggio, creare una fattoria piena di animali o una specie di bordello in cui far accoppiare i tuoi Sims, ma io no. Lavoro, studio, leggo, dipingo, scrivo cazzate sul blog, ok? Cosa non è chiaro?

4) Potete inviare al massimo 2 inviti per i vostri eventi di merda. Dopo i rifiuti al corso per imparare a modellare Rapunzel con la pasta di zucchero o imparare a fare una borsa con i jeans vecchi (le borse di jeans nun se possono vedè, e lo dico io che di moda ne so quanto Sbirulino) basta, per favore, datemi tregua. Va bene, forse non sarò un'amante della mondanità, ma la mia vita non fa poi così schifo, non mi annoio, insomma. Postilla per Zuckerberg: la funzione per giustificare il proprio rifiuto ad un evento è una roba tremenda. Finirò con dover dire la verità e cioè: "perchè il tuo evento mi fa cagare".

5) Dopo il terzo link identico che vedete postato in sequenza sulla vostra home avete il pieno diritto di cancellare tutti quelli che l'hanno pubblicato.

6) Se un vostro "amico" pubblica più di quattro canzoni di Vasco Rossi nello stesso anno (e grazie alla funzione "diario" potete andare a colmare le lacune della vostra memoria) è vostro diritto (quasi dovere) cancellarlo. Non è poi un grande amico, in fondo. 


6bis) La norma sopraccitata è applicata anche in caso di citazioni di Fabio Volo e foto + frasi da veri duri di Jean Claude Van Damme.

7) E' vietato cambiare le informazioni personali più di quattro volte l'anno, salvo quelle lavorative se lavorate per un'agenzia interinale (avete tutta la mia solidarietà). Se lo fate con lo status sentimentale o l'orientamento religioso, per favore, mettetevi a posto. E' assai probabile che siate delle mignotte molto confuse.

7bis) Tutti fidanzati ufficialmente con i migliori amici, eh? Mamma mia, come siamo originali!

8) Limitate l'uso dei cuori il più possibile. Lo so, è difficile, non ci riesco nemmeno io a non essere smielata,  anche se nella vita sono simpatica come un cane col cimurro.

9) Utilizzate responsabilmente i like. Creano dipendenza.

10) Le fonti delle citazioni sono assai importanti. Non ha detto TUTTO Jim Morrison, d'accordo? Non ha vissuto abbastanza a lungo per dire tutte quelle stronzate, povero lui.

10bis) Ci sono altre persone oltre ad Oscar Wilde che scrivevano cose intelligenti e illuminanti.

Le femministe gridavano in piazza "l'utero è mio e me lo gestisco io" e tenevano ragione. Qualcuno potrebbe sentirsi toccato nel vivo ed esclamare "la bacheca è mia e me la gestisco io!". D'accordo, fai pure. Facebook mi consente di cancellare virtualmente dalla mia vita quelle persone che prenderei volentieri a randellate sugli incisivi. Certo, è un po' frustrante non poterlo fare davvero, ma chi si accontenta gode.

martedì 19 giugno 2012

Be social, be happy

L'argomento è di questo post è di una banalità sconcertante. Quasi più inflazionato del "biscotto" e del tatuaggio di Stefano e Belen. Quasi più urticante di un servizio di Pomeriggio Cinque.

Siamo troppo, troppo, troppo social. E più diventiamo social sul web, più diventiamo asocial nella vita reale. Mi ci metto in mezzo pure io, e non tentate di alzare le mani dicendo "no è problema mio" perchè non vi credo. A meno che non siate iscritti ad alcun social network. Ma se non lo siete è difficile che stiate leggendo questo post. 

Capii che il mondo stava cambiando quando mi accorsi che stavo chattando con la mia coinquilina, che si trovava a circa due metri di distanza da me. Ci dividevano una porta aperta e un muro di cartongesso che il lupo Ezechiele avrebbe potuto buttar giù con uno starnuto. 

I social networks cambiano noi, il nostro umore, il nostro concetto di amicizia e di amore.  

Noi diventiamo quello che vogliamo fare vedere che siamo, non è necessario essere sinceri. Magari sono stata tutto il giorno a cazzeggiare su Internet annoiandomi al punto di volermi strangolare con il caramello dei Mars, ma se scrivo come status di Facebook "che bella giornata!" nessuno saprà mai del tedio che ho dovuto patire e penserà "beata lei che ha una vita entusiasmante!". Anche se sono un cesso a catenella, posso mettere una foto dove sono una fregna incredibile, che con ogni probabilità è stata photoshoppata da un amico che si è comprato una reflex e vuole finalmente cimentarsi con i ritratti, ma solo dopo aver pubblicato almeno un paio di album intitolati "My photos", illustranti 200 foto identiche di posacenere pieni, libri di scuola aperti, lattine di birra vuoti, asfalti bagnati dalla pioggia. Forse anche scarpe abbandonate su un prato. 

La foto fa schifo? E' sfocata? E' inutile? Mettiamola su Instagram, scegliamo un filtro a caso, e come per magia diventerà una foto super vintage che ci farà ricevere una pioggia di like dai nostri 500 amici finti. Sì, perchè oggettivamente, chi cazzo la conosce tutta 'sta gente? 

Magari però, tra i nostri 500 amici finti, ce n'è uno che ci piace un po' e riusciamo pure ad uscirci insieme. Fantastico, finalmente si fa qualcosa di VERO! Passiamo una magnifica serata, stiamo proprio bene...Allora arrivo a casa e gli metto un cuoricino in bacheca su FB. Poi mi dico "Perchè non gli ho appoggiato un pezzo di lingua mezz'ora fa mentre ce l'avevo davanti?". Mi viene una crisi autistica e vado a tirare capate allo spigolo del comodino. 

Mi innamoro e cosa succede? Succede che se ti penso tutto il giorno mi basterà guardare su Whatsapp e saprò quando hai preso in mano il tuo smartphone l'ultima volta. Così posso sapere se sei al lavoro, se sei lì che aspetti anche tu una telefonata, se stai cazzeggiando, se hai letto il mio messaggio e non hai risposto, se stai scrivendo e poi cancelli, se sei davvero impegnato come dici. Posso sempre controllare il tuo ultimo check-in su Foursquare, se non sono sicura che tu stia lavorando o studiando. Se ad esempio vedo che sei al mare e non mi hai detto niente, beh, scriverò un bel Tweet su quanta #gentedimerda conosco. Se voglio sapere cosa ti piace per farti un regalo, controllo i tuoi ultimi Pin su Pinterest e vado alla spasmodica ricerca di un oggetto che ti lascia a bocca aperta. Essere uno stalker non è mai stato così semplice. 

Non è cinismo, non è polemica. Io sto sempre attaccata al pc con almeno un paio di social networks alla volta aperti. Se sono fuori casa ho lo smartphone perennemente in mano. Ogni cagata che vedo la fotografo, la posto, la tweetto, la liko, la lovvo, la pinno. Rendiamoci anche conto di come cazzo parlo.  

Manca la luce? Salta la connessione del telefono? Inizio a bestemmiare che in confronto Mosconi era un beginner. Come per una dipendenza da qualsiasi altra sostanza, una tossicomanìa, mi viene la scimmia. Sudo anche un pochino freddo. E invece di andare alla stazione a chiedere con voce roca una moneta, vado dal vicino ad elemosinare la password del suo wi-fi. 







lunedì 7 maggio 2012

Storia di un grande amore

Ieri la Juve ha vinto il campionato. Ok, lo sappiamo. Lo sa chi ama la Juve lo sa chi odia la Juve, lo sa chi del calcio non si è mai interessato. Qualcuno si è lamentato per il giubilo di molti, espresso con il blocco maiuscolo, sullo status di Facebook. A me fanno più ridere quelli che aggiornano lo stato per dire che gli da fastidio lo stato di qualcun altro.

"Nessuno ci guadagna niente, inutile esultare tanto!": vero, ma la passione è un'altra roba. Chissenefrega dei soldi, è solo partecipazione. Va bene, qualcuno sarà un po' troppo invasato col calcio, ma questi che fanno i saccenti sono gli stessi che durante i mondiali si "tricolorano" la faccia e sparano merda su tutte le Nazioni.

"Ok, ha vinto la Juve. Ma ci sono notizie più importanti, tipo Hollande presidente e le nostre amministrative": vero. Guardate, io sono laureata in scienze politiche, quindi questi son pure argomenti che mi interessano, ma ieri ho dedicato il mio status al calcio. Per dire, che magari uno vuole star leggero, ma questo non significa che non gliene freghi un cazzo di ciò che succede nel mondo.

"A me del calcio non frega una mazza": bravo te, ciao.

"Che palle, tutti che festeggiano": fatti una vita anche tu, ciao.


lunedì 23 aprile 2012

Teoretica del segone mentale femminile

Con ogni probabilità sto per scrivere uno dei post più banali di sempre, ma tant'è; se non volete sentir dire banalità, abbandonate fin da subito la lettura.

Vorrei parlare dei rapporti telematici, di quelli reali e della possibile disparità tra i due. Immagino non abbiate capito una sega finora. Nemmeno io, ma adesso provo a chiarirvi/mi le idee. 

Partiamo dal presupposto che i rapporti (degni di essere considerati tali) si basano sulla comunicazione e che la parola "comunicare" deriva dal latino cum = con + munire = legare, costruire. Che bello! Costruire insieme, mettere in comune, rendere partecipi. 

E i mezzi di comunicazione? Sono per l'appunto tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione per realizzare questi obiettivi e dunque avere un rapporto. Una volta avevamo la lingua, gli occhi, le mani, le orecchie e il naso. Adesso i sensi non ci bastano più: ci servono gli sms, le mail, la chat e i social network, per far vedere bene agli altri cosa siamo (o cosa vogliamo sembrare). Fanno parte della nostra vita, e va bene così. 

Oggi ragionavo su due esempi estremi. Due poli opposti dell'utilizzo che di questi mezzi si può fare. Essendo donna parlerò dal punto di vista femminile, e voi maschietti ditemi pure la vostra. Sempre che abbiate una "vostra" da dire.

1) Primo caso di studio: "TU SCRIVI PURE, CHE AD INTERPRETARE CI PENSO IO"

Ci sono persone con cui chatti per ore, e in chat ti dici tutto. Riesci a dire cose tra le righe, fare battutine che alludono ad altro, parlare di cose anche molto intime. Talmente intime che magari ci scappa pure un sms, qualche volta una telefonata. Poi ti vedi e cala il gelo. Non riesci a guardarti in faccia, a parlare di qualcosa che non siano le condizioni meteorologiche , di toccarsi non se ne parla nemmeno, chevvelodicoaffare. Non sto parlando di gente che incontri per la prima volta, sia chiaro. E' gente che hai conosciuto di persona, vi hanno presentati, vi siete chiesti l'amicizia su Facebook, il contatto Skype, il numero di cellulare. Insomma, avete gettato tutte le basi per uno stupendo rapporto. Telematico. E basta! E un rapporto di questo tipo è proprio destinato al fallimento, mi spiace dirlo...non si quaglierà mai. Però una donna non ce la fa a non illudersi. Insomma, se uno in chat ti scrive di tutto, ti parla dei cazzi suoi, ti dice che ti vuole bene, eccetera eccetera, un pensierino ce lo fai. E magari ce lo fa anche lui. Solo che poi dal vivo te ne accorgi che proprio non c'è chimica. Ma il giorno dopo l'incontro "face to face" si ricomincia con lunghissime chiacchierate su Skype, telefonate di aggiornamento, sms di buongiorno, buonpomeriggio, buonaserata e buonanotte.

2) Secondo caso di studio: "C'E' COSI' TANTA CHIMICA TRA NOI CHE MI VIEN VOGLIA DI  SCIOGLIERTI NELL'ACIDO"

E poi ci sono quegli altri rapporti, quelli reali. Chiamiamoli così. Ci si vede e si parla tantissimo, "oddio,quante cose che abbiamo in comune!", "io una con cui mi sento così libero di dire le cose non l'ho mai trovata!", "quanta comunicazione che c'è tra noi!". E mentre ti parli, ovviamente ti tocchi, e ti guardi. Tutto bellissimo fin qui. Ma noi donne siamo troppo legate al detto "verba volant, scripta manent" e allora ci aspettiamo un bel sms romantico. Che puntualmente non arriva. Allora lo scriviamo noi "Grazie per la bella serata, sono stata bene....blablabla". E lui? Cosa risponde, se risponde? " Ok, notte". Eccolo là. E pensare che la chimica c'era. Gli sms sembrano telegrammi, le chiacchierate in chat sembrano sms, e le telefonate (rarissime) sembrano minuti di silenzio commemorativi di non si sa bene cosa. In compenso, i "like" e i cuoricini su Facebook fioccano. Questa me la devono spiegare. 

Dico io...cari maschietti, lo vogliamo trovare un cazzo di equilibrio?