Stamattina mentre mi lavavo i denti ho avuto un'epifania che manco Proust quando ha addentato la sua fuckin'petite madeleine lisergica. Ricordi d'infanzia, angosce attuali e progetti futuri si sono mischiati in un mega-trip che sostanzialmente gira intorno alla musica e al rapporto con mio padre.
Avevo scritto un lunghissimo e ammorbante post per voi. Poi ho trovato un bando di un concorso letterario e ho pensato "ci provo". Che magari il frutto delle mie seghe mentali, anzichè perdersi nell'etere come al solito, stavolta diventa il seme generatore di una grande carriera di scrittrice. Il racconto però dev'essere inedito, quindi non posso pubblicarvelo che poi magari mi squalificano (sempre che qualcuno legga davvero i racconti che arrivano). Il regolamento diceva anche "1800 battute". Ma scherziamo? E' troppo poco per chi, come me, soffre di diarrea grafica. Ho dovuto tagliuzzarlo tutto. Non so se alla fine si capisse ancora qualcosa, ma l'ho spedito lo stesso.
Ho pensato che in caso di perdita a me non cambierebbe nulla. E anzi, sarebbe più che giusto. Lasciamo fare lo scrittore a chi ha studiato o sta studiando per farlo. Del resto anch'io quando sento che "qualcuno" mi sta rubando il mestiere, mi incazzo come una iena. In caso di vincita anche non cambierebbe nulla, con l'unica differenza che mi vergognerei come una ladra a vedere qualcosa di così personale pubblicato.
Che poi anche qui scrivo cose personali. E voi le leggete. E io scrivo apposta perchè voi le leggiate. Quando dipingo metto sulla tela tutto quello che mi passa per la testa e poi i miei quadri li metto su internet. Ci penso su. Qualunque forma di arte uno cerchi di fare (pittura, scrittura, cinema, fotografia, ballo...) è come se si masturbasse davanti a tutti. Metà del mondo è esibizionista, l'altra metà guardona.
E poi mi dico anche: ma se in fondo ci piace, come mai ci attacchiamo ancora così tanto alla morale? Sull'ultimo numero di Rolling Stone, Filippo Timi ha scritto un bellissimo articolo sul peso della morale nella nostra vita.
E poi penso: se penso ancora un po' faccio la fine dei doberman, che hanno il cervello troppo grosso per la loro scatola cranica e diventano pazzi.
Uno spazio per pensieri, riflessioni, racconti, sogni, stronzate, polemiche. Uno spazio tutto mio, ma alla portata di chiunque, da inondare con la mia incontinenza verbale.
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domenica 6 maggio 2012
domenica 15 aprile 2012
Dammi una lametta che mi taglio le vene.
C'è Titanic in TV. Ha piovuto tutto il giorno. La voglia di mettersi sotto le coperte e ingolfarsi di orsetti gommosi, piangendo disperata al pensiero che non troverò mai nessuno che mi ami come Jack ama Rose e che morirò sola come un cane è tanta. Ma non cedo a questa pietosa autocommiserazione. Oggi ho passato la giornata ad ammazzarmi di seghe mentali e direi che è ora di finirla. Almeno fino a domani. Spengo la TV, che è meglio.
Penso a cosa potrebbe farmi stare meglio.
Forse un bagno caldo, quasi bollente, che subito ti sembra di ustionarti ma poi finisce che ti addormenti nella vasca, con un bicchiere di Barbera in una mano e una cannetta nell'altra, mentre Lou Reed, dalle casse dell'Ipod, continua a cantare da solo.
Rotolarmi in un prato, con l'erba bagnata, ma non di pioggia, di rugiada. Sentire la testa che gira, avere l'impressione che il corpo non possa fermarsi. Sentirsi schiantare.
Essere a una festa, in estate, sentire in bocca il sapore tipico della birra annacquata nel bicchiere grande di plastica, percepire appena gente sudata che si agita intorno a me, ballare la pizzica a casaccio (perchè ovviamente non ne sono capace) e sentire l'odore della terra che si solleva sotto i miei piedi scalzi e l'aria calda che passa sotto la gonna lunga.
Rivedere Achille tornare a casa e chiedergli "Dove sei stato, bastardo?" e lui che con gli occhi tristi mi dice "Bau".
Forse tornare indietro di qualche giorno. E fare delle cose diverse da quelle che ho fatto. O forse no. Forse andare avanti di qualche giorno, e aver già messo una pietra sopra a tutto.
Penso a cosa potrebbe farmi stare meglio.
Forse un bagno caldo, quasi bollente, che subito ti sembra di ustionarti ma poi finisce che ti addormenti nella vasca, con un bicchiere di Barbera in una mano e una cannetta nell'altra, mentre Lou Reed, dalle casse dell'Ipod, continua a cantare da solo.
Rotolarmi in un prato, con l'erba bagnata, ma non di pioggia, di rugiada. Sentire la testa che gira, avere l'impressione che il corpo non possa fermarsi. Sentirsi schiantare.
Essere a una festa, in estate, sentire in bocca il sapore tipico della birra annacquata nel bicchiere grande di plastica, percepire appena gente sudata che si agita intorno a me, ballare la pizzica a casaccio (perchè ovviamente non ne sono capace) e sentire l'odore della terra che si solleva sotto i miei piedi scalzi e l'aria calda che passa sotto la gonna lunga.
Rivedere Achille tornare a casa e chiedergli "Dove sei stato, bastardo?" e lui che con gli occhi tristi mi dice "Bau".
Forse tornare indietro di qualche giorno. E fare delle cose diverse da quelle che ho fatto. O forse no. Forse andare avanti di qualche giorno, e aver già messo una pietra sopra a tutto.
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